giovedì 8 agosto 2013

longevissime chiacchere

Le donne, quelle che dalle nove alle dieci e mezza stanno intorno a una tavola di legno uso artiginale per abbozzare idee di collaborazione, e da lì fino all'una restano in piedi all'ombra del freddo notturno estivo con le braccia scoperte e intrecciate fra di loro, ma salde sul proprio posto e con la bocca pronta a parlare. Non ci stanchiamo di parlare, mai. Loquacità e dipendenza. Potremmo parlare anche di questo, per ore. Di qualunque cosa, per longevissime ore. Stiamo lì, un po' consapevoli del senso del ridicolo che rappresentiamo, ma incapaci di lasciarci. Siamo stanche e non vogliamo mollare. Ascoltiamo e aspettiamo il nostro turno. Guardiamo uno a uno il volto di ciascuna, a giro o random, dirigiamo le pupille alla bocca di chi gorgheggia in quel momento o al suo naso o all'abito o alle tette se emergono con evidenza, fino ai piedi. Volgiamo lo sguardo intorno. Cominciamo a pensare a che ora è. Finalmente riusciamo a infilare la nostra lingua nel discorso, distendiamo il petto, i polmoni e poi da capo. Fino a quando, dopo qualche tentativo di "ma che ora abbiamo fatto?", la leader del momento o quella con l'urgenza più urgente pronuncia l'ultima parola: "Buonanotte".



mercoledì 1 maggio 2013

viviamo, ora!

Ripongo la bottiglia dell'olio nel suo armadietto...si spalanca di fronte alle mie narici il profumo del pepe, mescolato alle altre spezie che stanno dentro i loro botticini di vetro; e la macchia di unto sulla base del pensile, così bella, perchè per quanto la togli, c'è, sempre. Finisci per amarla, insieme alla fila delle bottiglie dei condimenti. E' solo un mobile, ma in quel caldo parallelepipedo bianco c'è tutto il bisogno di familiarità e sicurezza che cerchiamo. Eppure, oggi sorrido, con la pace nel cuore, quando apro lo sportello Ikea -di tutti, ma in fondo ormai nostro-, perchè comincio a non sentirmi più schiava dell' "esterno" che ci rassicura. Comincio a far calare dalle mie spalle la coperta dell'infanzia che abbiamo tessuto sul modello dei nostri bisogni profondi, insoluti, inconsci più, o meno,e tiro su la schiena, mi raddrizzo, prendo fiato, e mi butto...nella Vita!!!!!!!!!!!!!!!!     

Concludo: Sorriso di pace e apertura al...presente! (non ci guardiamo indietro, non aspettiamo! Viviamo! Ora!)
 

giovedì 11 aprile 2013

cambiamenti

E poi arriva il momento di dover rimettere tutto in discussione. Tutto. Le convinzioni più profonde alle quali cominciavamo a sentirci ancorati davvero. Che fregatura. Questo dovrebbero insegnarcelo da bambini: ogni tappa è solo un passoLe "sicurezze" sono illusioni. Lo sono davvero. La vita è un cammino, uno spostarsi in avanti. L'idea di sicurezza è legata a quella di immobilità. Ma la vita, per sua natura è mobile, dunque NON  stabile, mai sicura. Dove comincia l'illusione, inizia la patologia. Dobbiamo liberarci della paura del cambiamento, della paura della vita. Dobbiamo crescere davvero. La crescita non ha niente a che fare, però, con uno status raggiunto, uno stipendio guadagnato, un circolo di amicizie di cui ci siamo contornati. "Imparare" è stare di fronte a quello che non conosciamo e osservarlo e avvicinarsi ad esso piano piano, finchè quel qualcosa non trasformerà qualcosa dentro di noi, profondamente. Poi sarà un automatismo. Poi arriverà qualcos'altro. Ma niente, niente, è dato per sempre. Quello che sembra dato per sempre, è frutto della paura. Bisogna farsi forza, essere coraggiosi e umili e accogliere lo sconosciuto come un dono preziosissimo per il nostro elevarci. Questo dovrebbero insegnarci da bambini. Non come risparmiare soldi o quale laurea è meglio conseguire o quale strumento imparare a suonare o che il matrimonio è per sempre. Dovrebbero insegnarci a crescere senza paura.                          

lunedì 8 aprile 2013

a tavola fra pareti dorate


A volte siamo più vicini di dove pensiamo arrivi la nostra immaginazione. 
Sono stata a tavola con una quasi coetanea a mangiare pizza fatta in casa e a bere io poca birra, perchè la pioggia fuori bastava a compromettere la mia guida notturna fra il sali-scendi delle colline. Vite diverse, questioni familiari...diverse. L'essere umano, però, è così: Gli uomini/Le donne. Lontano da quello che è già stato tutto detto, ora voglio appuntare il qui e ora, quello con una fetta di pizza in mano, con un occhio alla tv accesa su un canale musicale e l'altro alle rughe d'espressione che chissà cosa cercano di dirci, mute ed eloquenti. Ci parlano di solitudine nella quale si stringono i pugni per farsi forza; di paura per un avvenire che appare nelle mani di qualcun altro; di gaiezza che non si vuole solo per gli altri; di ansia tenuta a bada; di volere lasciarsi andare, anche. Mi fa attraversare a piccoli passi il suo cuore e i suoi pensieri, così come mi ha concesso l'esplorazione cauta del suo nuovo nido, stanza dopo stanza. Il nostro mondo, i figli, i mariti, gli amici e i parenti, sono fuori, stasera. Lì c'eravamo noi e le storie e i desideri che ci volevamo raccontare, fra pareti dorate di un'abitazione che non è ancora del tutto "casa".
Grazie, F.                       

venerdì 14 dicembre 2012

il verso della bella lavanderina

Qui, di fianco a me, la mia bimba mi canta "La Bella Lavanderina" e altri incredibili versi (musicali)...così pieni di purezza, nitidezza d'animo! E' gioia, è vita, così come viene. E'sicurezza che tutto va bene (perchè è così, ORA!) e che quindi, anche, ANDRA' bene. Voglio imparare di nuovo ad avere la fiducia che hanno loro, e che avevamo anche noi, fino a un certo punto (diverso per ciascuno). Voglio ridistendere la pelle sulla mia fronte, ma che diventi la maschera vestita più spesso. Voglio scrollarmi di dosso le paure che non aiutano a procedere, e procedere, senza pesi sul petto! Voglio imbronciarmi un po' di meno e sorridere un po' di più, perchè il primo è diventato un automatismo mostruoso, ma è il secondo che so di avere dentro! Bisogna pescare e ripescare da dentro di noi la chiarezza d'intenti dell'infanzia, la fermezza fisica, quasi, rispetto agli obiettivi. L'"adultità" non la si può depennare, ma la si può riammorbidire e dolcificare e illuminare con le luci            fatte per il suo palco. Voglio cantare anche io il verso della Bella Lavanderina.
Ci proverò. 

giovedì 22 novembre 2012

senza titolo

Bisogna prendere tutto il Buono e il Cattivo dentro di noi e viverli. Dare loro un tempo fisico per essere riconosciuti e poi esperiti. Dobbiamo lasciar fluire lungo i nostri nervi e nelle viscere più sensibili alle emozioni quell'oscuro, tempestoso senso di disagio, confusione, rabbia, insoddisfazione, delusione, e poi concedergli uno spazio, perchè trovi una forma fisica, concreta: un brutto vestito indossato, una brutta risposta data, un (piccolo) atto di violenza contro qualcuno, di cui soffriamo subito, ma che non si poteva fare altrimenti. Bisogna cercare dei compagni di cammino e ricercare l'intenzione di ascoltare davvero loro, per trovare la volontà di ascoltare davvero noi stessi. Si deve imparare ad aprire la porta alla luce, alla dolcezza, alla quiete, all'armonia, e dirsi "questa giornata é per voi...e forse anche quella di domani e qualche altra ancora...nonostante il tutto che abita fuori dalle nostre intenzioni", e far sì che si possano materializzare: un taglio di capelli nuovo, una fetta di torta al cioccolato, un tempo di non-fare meditativo, un nuovo approccio alimentare a cui credete solo voi.

Bisogna lasciare loro il tempo di crescere ed esistere, di stare lì dove é meglio, perchè siano i colori della tavolozza su cui diamo un piccolo colpo di pennello ogni minuto delle nostre giornate. Dopo un po', distaccandoci, piano, riconosceremo quel quadro proprio come il nostro...  I fatti buoni, quelli cattivi, avranno il loro posto, rappresentati in forme colorate e sfumate e incastrate  fra di loro sotto un titolo tutto originale:La Nostra Vita!  

sabato 10 novembre 2012

cucinare: grani di colore e brio in un'ampolla di senso

Torno alla cucina, che avevo lasciato sospesa nell'aria del primo post, come una piuma.
Stavo al piano di cucina, un po' fa. Adesso sono seduta al tavolo della stessa stanza per seguire la cottura della cena di stasera (così, se ci gira di uscire sotto la pioggia, oggi, non ho da pensare ad alternative costose o poco gustose).
Nel mezzo di tutti i tempi per me pazientemente semi morti (non privi di fare, ma sì di movimento mentale)  della vita di casalinga e mamma (la vita lavorativa era molto peggio, per mille motivi, restringibili al fatto che non ho ancora mai fatto il lavoro che sento  "il mio") cucinare, il più delle volte, qualunque stato d'animo io abbia, smuove quella parte così amabile di noi, che comunemente chiamiamo creativa. E così mi sento viva, pienamente. Soddisfatta. Stoppo per un po' la ricerca di ciò che sta sempre un po' più in là di dove ci troviamo noi, e vivo il momento e basta. Ho inserito qui l'immagine di una bimba che sta in cucina, perchè è un bel disegno e perchè esprime quest'idea: lo stare dentro quello che facciamo, come i bambini. In modo totale, meditativo. Fare, con la determinazione del dovere (un dovere essenziale, però) e lo slancio del piacere! 
-(E' questo il lavoro che voglio fare! Quale?.......)-
Pensieri e vissuti del cucinare: 
cosa abbiamo mangiato ieri.
cosa c'è in casa (pezzi grossi. pezzi da accostare ai principali. profumi. condimenti).
idee da giocare!!!!
forme (la "presentazione", o no, a tavola).
godimento degli odori, in itinere.
godimento della trasformazione delle forme e dei colori, in itinere.
sprazzi, spruzzi di piccole gioie interiori, in itinere, insieme alla materia che si trasforma e ti fa sentire grata a te stessa e alle meraviglie della natura.
E poi si mangia, tutti insieme, e papà dice: -che cose buone ha fatto la mamma!-. E allora io sto bene. A quello che ho "fatto" viene messo il tappo, come quello di un'ampolla di vetro preziosa. Come dire: E' fatto. E' compiuto. Qui sta tutto il suo senso. 
E questo è molto più che il senso della mia giornata di casalinga e mamma. E' il senso che sentiamo dentro di noi quando agiamo con determinazione, piacere (non privo di fatica)e per o insieme agli altri. 
Buon appetito!