giovedì 11 aprile 2013

cambiamenti

E poi arriva il momento di dover rimettere tutto in discussione. Tutto. Le convinzioni più profonde alle quali cominciavamo a sentirci ancorati davvero. Che fregatura. Questo dovrebbero insegnarcelo da bambini: ogni tappa è solo un passoLe "sicurezze" sono illusioni. Lo sono davvero. La vita è un cammino, uno spostarsi in avanti. L'idea di sicurezza è legata a quella di immobilità. Ma la vita, per sua natura è mobile, dunque NON  stabile, mai sicura. Dove comincia l'illusione, inizia la patologia. Dobbiamo liberarci della paura del cambiamento, della paura della vita. Dobbiamo crescere davvero. La crescita non ha niente a che fare, però, con uno status raggiunto, uno stipendio guadagnato, un circolo di amicizie di cui ci siamo contornati. "Imparare" è stare di fronte a quello che non conosciamo e osservarlo e avvicinarsi ad esso piano piano, finchè quel qualcosa non trasformerà qualcosa dentro di noi, profondamente. Poi sarà un automatismo. Poi arriverà qualcos'altro. Ma niente, niente, è dato per sempre. Quello che sembra dato per sempre, è frutto della paura. Bisogna farsi forza, essere coraggiosi e umili e accogliere lo sconosciuto come un dono preziosissimo per il nostro elevarci. Questo dovrebbero insegnarci da bambini. Non come risparmiare soldi o quale laurea è meglio conseguire o quale strumento imparare a suonare o che il matrimonio è per sempre. Dovrebbero insegnarci a crescere senza paura.                          

lunedì 8 aprile 2013

a tavola fra pareti dorate


A volte siamo più vicini di dove pensiamo arrivi la nostra immaginazione. 
Sono stata a tavola con una quasi coetanea a mangiare pizza fatta in casa e a bere io poca birra, perchè la pioggia fuori bastava a compromettere la mia guida notturna fra il sali-scendi delle colline. Vite diverse, questioni familiari...diverse. L'essere umano, però, è così: Gli uomini/Le donne. Lontano da quello che è già stato tutto detto, ora voglio appuntare il qui e ora, quello con una fetta di pizza in mano, con un occhio alla tv accesa su un canale musicale e l'altro alle rughe d'espressione che chissà cosa cercano di dirci, mute ed eloquenti. Ci parlano di solitudine nella quale si stringono i pugni per farsi forza; di paura per un avvenire che appare nelle mani di qualcun altro; di gaiezza che non si vuole solo per gli altri; di ansia tenuta a bada; di volere lasciarsi andare, anche. Mi fa attraversare a piccoli passi il suo cuore e i suoi pensieri, così come mi ha concesso l'esplorazione cauta del suo nuovo nido, stanza dopo stanza. Il nostro mondo, i figli, i mariti, gli amici e i parenti, sono fuori, stasera. Lì c'eravamo noi e le storie e i desideri che ci volevamo raccontare, fra pareti dorate di un'abitazione che non è ancora del tutto "casa".
Grazie, F.