lunedì 23 settembre 2013
la verità soltanto la verità
giovedì 8 agosto 2013
longevissime chiacchere
Le donne, quelle che dalle nove alle dieci e mezza stanno intorno a una tavola di legno uso artiginale per abbozzare idee di collaborazione, e da lì fino all'una restano in piedi all'ombra del freddo notturno estivo con le braccia scoperte e intrecciate fra di loro, ma salde sul proprio posto e con la bocca pronta a parlare. Non ci stanchiamo di parlare, mai. Loquacità e dipendenza. Potremmo parlare anche di questo, per ore. Di qualunque cosa, per longevissime ore. Stiamo lì, un po' consapevoli del senso del ridicolo che rappresentiamo, ma incapaci di lasciarci. Siamo stanche e non vogliamo mollare. Ascoltiamo e aspettiamo il nostro turno. Guardiamo uno a uno il volto di ciascuna, a giro o random, dirigiamo le pupille alla bocca di chi gorgheggia in quel momento o al suo naso o all'abito o alle tette se emergono con evidenza, fino ai piedi. Volgiamo lo sguardo intorno. Cominciamo a pensare a che ora è. Finalmente riusciamo a infilare la nostra lingua nel discorso, distendiamo il petto, i polmoni e poi da capo. Fino a quando, dopo qualche tentativo di "ma che ora abbiamo fatto?", la leader del momento o quella con l'urgenza più urgente pronuncia l'ultima parola: "Buonanotte".mercoledì 1 maggio 2013
viviamo, ora!
Ripongo la bottiglia dell'olio nel suo armadietto...si spalanca di fronte alle mie narici il profumo del pepe, mescolato alle altre spezie che stanno dentro i loro botticini di vetro; e la macchia di unto sulla base del pensile, così bella, perchè per quanto la togli, c'è, sempre. Finisci per amarla, insieme alla fila delle bottiglie dei condimenti. E' solo un mobile, ma in quel caldo parallelepipedo bianco c'è tutto il bisogno di familiarità e sicurezza che cerchiamo. Eppure, oggi sorrido, con la pace nel cuore, quando apro lo sportello Ikea -di tutti, ma in fondo ormai nostro-, perchè comincio a non sentirmi più schiava dell' "esterno" che ci rassicura. Comincio a far calare dalle mie spalle la coperta dell'infanzia che abbiamo tessuto sul modello dei nostri bisogni profondi, insoluti, inconsci più, o meno,e tiro su la schiena, mi raddrizzo, prendo fiato, e mi butto...nella Vita!!!!!!!!!!!!!!!! Concludo: Sorriso di pace e apertura al...presente! (non ci guardiamo indietro, non aspettiamo! Viviamo! Ora!)
giovedì 11 aprile 2013
cambiamenti
E poi arriva il momento di dover rimettere tutto in discussione. Tutto. Le convinzioni più profonde alle quali cominciavamo a sentirci ancorati davvero. Che fregatura. Questo dovrebbero insegnarcelo da bambini: ogni tappa è solo un passo. Le "sicurezze" sono illusioni. Lo sono davvero. La vita è un cammino, uno spostarsi in avanti. L'idea di sicurezza è legata a quella di immobilità. Ma la vita, per sua natura è mobile, dunque NON stabile, mai sicura. Dove comincia l'illusione, inizia la patologia. Dobbiamo liberarci della paura del cambiamento, della paura della vita. Dobbiamo crescere davvero. La crescita non ha niente a che fare, però, con uno status raggiunto, uno stipendio guadagnato, un circolo di amicizie di cui ci siamo contornati. "Imparare" è stare di fronte a quello che non conosciamo e osservarlo e avvicinarsi ad esso piano piano, finchè quel qualcosa non trasformerà qualcosa dentro di noi, profondamente. Poi sarà un automatismo. Poi arriverà qualcos'altro. Ma niente, niente, è dato per sempre. Quello che sembra dato per sempre, è frutto della paura. Bisogna farsi forza, essere coraggiosi e umili e accogliere lo sconosciuto come un dono preziosissimo per il nostro elevarci. Questo dovrebbero insegnarci da bambini. Non come risparmiare soldi o quale laurea è meglio conseguire o quale strumento imparare a suonare o che il matrimonio è per sempre. Dovrebbero insegnarci a crescere senza paura.
lunedì 8 aprile 2013
a tavola fra pareti dorate
A volte siamo più vicini di dove pensiamo arrivi la nostra immaginazione.
Sono stata a tavola con una quasi coetanea a mangiare pizza fatta in casa e a bere io poca birra, perchè la pioggia fuori bastava a compromettere la mia guida notturna fra il sali-scendi delle colline. Vite diverse, questioni familiari...diverse. L'essere umano, però, è così: Gli uomini/Le donne. Lontano da quello che è già stato tutto detto, ora voglio appuntare il qui e ora, quello con una fetta di pizza in mano, con un occhio alla tv accesa su un canale musicale e l'altro alle rughe d'espressione che chissà cosa cercano di dirci, mute ed eloquenti. Ci parlano di solitudine nella quale si stringono i pugni per farsi forza; di paura per un avvenire che appare nelle mani di qualcun altro; di gaiezza che non si vuole solo per gli altri; di ansia tenuta a bada; di volere lasciarsi andare, anche. Mi fa attraversare a piccoli passi il suo cuore e i suoi pensieri, così come mi ha concesso l'esplorazione cauta del suo nuovo nido, stanza dopo stanza. Il nostro mondo, i figli, i mariti, gli amici e i parenti, sono fuori, stasera. Lì c'eravamo noi e le storie e i desideri che ci volevamo raccontare, fra pareti dorate di un'abitazione che non è ancora del tutto "casa".Grazie, F.
Iscriviti a:
Post (Atom)