Un angolo della casa è il mio preferito. Una poltrona rossa, con la schiena a mezza luna che raccoglie me, raggomitolata, a gambe in su. Sta nell'angolo del salotto da cui vedo la stanza come non la guardo mai, perchè quella è solo una postazione estemporanea -della poltrona e mia-. Da lì le casse della musica si rivolgono a me ad alta voce e fermano il tempo dentro i minuti dei brani che mi concedo di ascoltare. Da lì, guardo la porta finestra più lontana da me, in linea retta, aperta. Ma la musica copre il fruscio o frastuono delle auto che passano -così, io sto comunque NEL mondo, ma protetta dal velo del suono armonioso. Oggi, che è domenica, prima di scrivere, sono stata lì, sola, con la famiglia al piano di sopra, per i minuti di due canzoni. Altre volte vado a messa, la domenica -perchè nei piccoli piccoli paesi non si può scegliere un altro giorno. La domenica E' il giorno- . Oppure, meglio, vado in chiesa, a chiesa vuota, per il silenzio, il fresco, il profumo, la maestosità dello spazio, che CONCEDE e DONA spazio all'anima. Qualcuno trova un rifugio simile accolto da un prete "oltre"; qualcuno ricomincia a praticare lo yoga messo nello sgabuzzino; qualcuno recita l'OM mattutino; qualcuno tradisce, con la mente e con il corpo; qualcuno fuma spinelli anche a quarant'anni, come a venti; qualcuno beve perdendo il controllo; qualcuno continua a pagare tasse universitarie in età da matrimonio e figli; qualcuno torna tutti i giorni nel quartiere d'origine; qualcuno è ipocondriaco; qualcuno acquista più dello spazio che ha per contenere tutto; qualcuno prende antidepressivi; qualcuno ansiolitici; qualcuno tutti e due, a distanza di qualche ora; qualcuno apre un blog; qualcuno va tutti gli anni alle terme; qualcuno rimane metallaro fino alla morte; qualcuno è sempre troppo arrabbiato; qualcuno sempre, troppo, anomalmente felice.
Tutti ci creiamo una bolla di salvezza temporanea, in attesa di quella che, FORSE, ci verrà.