Della felicità
o forse di un'aggiunta di
gioia
si può dire
Stando sul piatto di
una bilancia
vista e
trafugata
dalla vetrina di
qualche antichità
di bronzo, d'argento, di rame,
di sogni
Insieme.
Ridiamo,
oggi!
Ohilà: oltre l'ago,
ti vedo cosparsa di
talco dorato...
Mi viene
il profumo,
e il soffio dischiuso,
brioso,
della tua voce
- qualcosa è per me-.
Domani,
ritorno leggera
e stendo la mano,
nella tua
direzione.
A un'amica,
la più cara
Ieri sera sono uscita.
Non sarebbe una notizia di qualche rilevanza,se non fosse che esco da sola, senza bimbi e marito, poche, contatissime volte all'anno. E' stato quasi inebriante, anche senza linfa alcolica nelle vene.
Mi sono DIVERTITA, cioè ho riso, mettendomi in coda dietro al cinismo buono di mia sorella e amiche; mi sono distesa -davanti a un piatto esotico e sontuosa fetta di torta triplostratocioccolato-; e mi sono dedicata a un'attività -guardare vetrine illuminate- senza particolare impegno. Proprio come cita il dizionario italiano (un dizionario altrimenti che italiano direbbe cose diverse?). La leggerezza, un po' aspra e velenosa e tagliente, e anche compiacente e comprensiva dei drammi piccoli o grandi di ciascuna di noi - amiche sincere. persone senza sovrastrutture- è rianimante ed irriproducibile in un gruppo misto uomini-donne. Diamo il nostro meglio-consolatorio solo fra simili. I maschi parlano il loro idioma orangu, fatto di tette e tecnicismi. Le femmine volteggiano a piacimento fra grossolanità liberatorie e delicatezze coi tacchi a spillo.
Uscirò di nuovo, presto! Ma non troppo spesso, per non trovarmi a dire, come loro: "la solita cena del cazzo!".
Grazie, amiche, per la giovialità e complicità!