venerdì 14 dicembre 2012

il verso della bella lavanderina

Qui, di fianco a me, la mia bimba mi canta "La Bella Lavanderina" e altri incredibili versi (musicali)...così pieni di purezza, nitidezza d'animo! E' gioia, è vita, così come viene. E'sicurezza che tutto va bene (perchè è così, ORA!) e che quindi, anche, ANDRA' bene. Voglio imparare di nuovo ad avere la fiducia che hanno loro, e che avevamo anche noi, fino a un certo punto (diverso per ciascuno). Voglio ridistendere la pelle sulla mia fronte, ma che diventi la maschera vestita più spesso. Voglio scrollarmi di dosso le paure che non aiutano a procedere, e procedere, senza pesi sul petto! Voglio imbronciarmi un po' di meno e sorridere un po' di più, perchè il primo è diventato un automatismo mostruoso, ma è il secondo che so di avere dentro! Bisogna pescare e ripescare da dentro di noi la chiarezza d'intenti dell'infanzia, la fermezza fisica, quasi, rispetto agli obiettivi. L'"adultità" non la si può depennare, ma la si può riammorbidire e dolcificare e illuminare con le luci            fatte per il suo palco. Voglio cantare anche io il verso della Bella Lavanderina.
Ci proverò. 

giovedì 22 novembre 2012

senza titolo

Bisogna prendere tutto il Buono e il Cattivo dentro di noi e viverli. Dare loro un tempo fisico per essere riconosciuti e poi esperiti. Dobbiamo lasciar fluire lungo i nostri nervi e nelle viscere più sensibili alle emozioni quell'oscuro, tempestoso senso di disagio, confusione, rabbia, insoddisfazione, delusione, e poi concedergli uno spazio, perchè trovi una forma fisica, concreta: un brutto vestito indossato, una brutta risposta data, un (piccolo) atto di violenza contro qualcuno, di cui soffriamo subito, ma che non si poteva fare altrimenti. Bisogna cercare dei compagni di cammino e ricercare l'intenzione di ascoltare davvero loro, per trovare la volontà di ascoltare davvero noi stessi. Si deve imparare ad aprire la porta alla luce, alla dolcezza, alla quiete, all'armonia, e dirsi "questa giornata é per voi...e forse anche quella di domani e qualche altra ancora...nonostante il tutto che abita fuori dalle nostre intenzioni", e far sì che si possano materializzare: un taglio di capelli nuovo, una fetta di torta al cioccolato, un tempo di non-fare meditativo, un nuovo approccio alimentare a cui credete solo voi.

Bisogna lasciare loro il tempo di crescere ed esistere, di stare lì dove é meglio, perchè siano i colori della tavolozza su cui diamo un piccolo colpo di pennello ogni minuto delle nostre giornate. Dopo un po', distaccandoci, piano, riconosceremo quel quadro proprio come il nostro...  I fatti buoni, quelli cattivi, avranno il loro posto, rappresentati in forme colorate e sfumate e incastrate  fra di loro sotto un titolo tutto originale:La Nostra Vita!  

sabato 10 novembre 2012

cucinare: grani di colore e brio in un'ampolla di senso

Torno alla cucina, che avevo lasciato sospesa nell'aria del primo post, come una piuma.
Stavo al piano di cucina, un po' fa. Adesso sono seduta al tavolo della stessa stanza per seguire la cottura della cena di stasera (così, se ci gira di uscire sotto la pioggia, oggi, non ho da pensare ad alternative costose o poco gustose).
Nel mezzo di tutti i tempi per me pazientemente semi morti (non privi di fare, ma sì di movimento mentale)  della vita di casalinga e mamma (la vita lavorativa era molto peggio, per mille motivi, restringibili al fatto che non ho ancora mai fatto il lavoro che sento  "il mio") cucinare, il più delle volte, qualunque stato d'animo io abbia, smuove quella parte così amabile di noi, che comunemente chiamiamo creativa. E così mi sento viva, pienamente. Soddisfatta. Stoppo per un po' la ricerca di ciò che sta sempre un po' più in là di dove ci troviamo noi, e vivo il momento e basta. Ho inserito qui l'immagine di una bimba che sta in cucina, perchè è un bel disegno e perchè esprime quest'idea: lo stare dentro quello che facciamo, come i bambini. In modo totale, meditativo. Fare, con la determinazione del dovere (un dovere essenziale, però) e lo slancio del piacere! 
-(E' questo il lavoro che voglio fare! Quale?.......)-
Pensieri e vissuti del cucinare: 
cosa abbiamo mangiato ieri.
cosa c'è in casa (pezzi grossi. pezzi da accostare ai principali. profumi. condimenti).
idee da giocare!!!!
forme (la "presentazione", o no, a tavola).
godimento degli odori, in itinere.
godimento della trasformazione delle forme e dei colori, in itinere.
sprazzi, spruzzi di piccole gioie interiori, in itinere, insieme alla materia che si trasforma e ti fa sentire grata a te stessa e alle meraviglie della natura.
E poi si mangia, tutti insieme, e papà dice: -che cose buone ha fatto la mamma!-. E allora io sto bene. A quello che ho "fatto" viene messo il tappo, come quello di un'ampolla di vetro preziosa. Come dire: E' fatto. E' compiuto. Qui sta tutto il suo senso. 
E questo è molto più che il senso della mia giornata di casalinga e mamma. E' il senso che sentiamo dentro di noi quando agiamo con determinazione, piacere (non privo di fatica)e per o insieme agli altri. 
Buon appetito!     



domenica 4 novembre 2012

gli specchi delle anime. noi.


Ci sono, quando la fortuna e la volontà ci assistono, momenti di consapevolezza che generano cambiamenti tangibili su di noi. Incontriamo una donna, che diventa un'amica e non sappiamo -come per ogni cosa bagnata di autenticità- dove lo scambio di fatti, di stare insieme e anche di lasciare fondere un po' le anime, ci porterà. Si incontrano, senza consapevolezza e guidate dagli umori, le parole di entusiasmo o di collera livida, di timida gratitudine o contenuta delusione. L'immagine della figura di questa persona si forma, deforma e trasforma, modellata da input naturali e soprannaturali simili a biglie su pareti di lattice. Quando pensavi di sapere come si sarebbe svolta la conversazione telefonica a fine giornata, una nuova emozione o riflessione espressa dall'altro capo è come un colpo di coda, che un po' sei pronto a subire, un po' fa che si materializzi stupore, luminoso come nebbia riscaldata dal sole. E passano i giorni e i mesi e resta la fiducia. E' importante la fiducia. La chiave di volta della durevolezza. Ciascuno non smette di lavorare su di sè, di volersi bene, nonostante la fatica di camminare dentro i propri affanni. E così, un giorno cominci a sentirti diversa, piacevolmente, in un modo mai provato. La bellezza, la bruttezza, vedi le tue in lei. Lei le sue, in te. La sincerità - nostra- rischiara l'anima -la nostra!-. Pensavi di avere trovato un appoggio, una parete cui appoggiarti, o su cui battere i pugni, o su cui rilassarti. E invece hai trovato uno specchio, per la tua anima. E lei per la sua. E così, diventiamo Grandi. Evolviamo (forse, speriamo). E così sia.                      

domenica 16 settembre 2012

uno spigolo di salvezza



Un angolo della casa è il mio preferito. Una poltrona rossa, con la schiena a mezza luna che raccoglie me, raggomitolata, a gambe in su. Sta nell'angolo del salotto da cui vedo la stanza come non la guardo mai, perchè quella è solo una postazione  estemporanea -della poltrona e mia-. Da lì le casse della musica si rivolgono a me ad alta voce e fermano il tempo dentro i minuti dei brani che mi concedo di ascoltare. Da lì, guardo la porta finestra più lontana da me, in linea retta, aperta. Ma la musica copre il fruscio o frastuono delle auto che passano -così, io sto comunque NEL mondo, ma protetta dal velo del suono armonioso. Oggi, che è domenica, prima di scrivere, sono stata lì, sola, con la famiglia al piano di sopra, per i minuti di due canzoni. Altre volte vado a messa, la domenica -perchè nei piccoli piccoli paesi non si può scegliere un altro giorno. La domenica E' il giorno- . Oppure, meglio, vado in chiesa, a chiesa vuota, per il silenzio, il fresco, il profumo, la maestosità dello spazio, che CONCEDE e DONA spazio all'anima. Qualcuno trova un rifugio simile accolto da un prete "oltre"; qualcuno ricomincia a praticare lo yoga messo nello sgabuzzino; qualcuno recita l'OM mattutino; qualcuno tradisce, con la mente e con il corpo; qualcuno fuma spinelli anche a quarant'anni, come a venti; qualcuno beve perdendo il controllo; qualcuno continua a pagare tasse universitarie in età da matrimonio e  figli; qualcuno torna tutti i giorni nel quartiere d'origine; qualcuno è ipocondriaco; qualcuno acquista più dello spazio che ha per contenere tutto; qualcuno prende antidepressivi; qualcuno ansiolitici; qualcuno tutti e due, a distanza di qualche ora; qualcuno apre un blog; qualcuno va tutti gli anni alle terme; qualcuno rimane metallaro fino alla morte; qualcuno è sempre troppo arrabbiato; qualcuno sempre, troppo, anomalmente felice.
Tutti ci creiamo una bolla di salvezza temporanea, in attesa di quella che, FORSE, ci verrà.          

mercoledì 25 luglio 2012

la bilancia della felicità

Della felicità
o forse di un'aggiunta di
gioia
si può dire

Stando sul piatto di
una bilancia
vista e
trafugata
dalla vetrina di
qualche antichità
di bronzo, d'argento, di rame,
di sogni

Insieme.

Ridiamo,
oggi!
Ohilà: oltre l'ago,
ti vedo cosparsa di
talco dorato...

Mi viene    
il profumo,
e il soffio dischiuso,
brioso,
della tua voce
- qualcosa è per me-.

Domani,
ritorno leggera
e stendo la mano,
nella tua direzione.


                                       A un'amica,
                 la più cara
                                                

domenica 15 luglio 2012

gita in città

Ieri sera sono uscita. 
Non sarebbe una notizia di qualche rilevanza,se non fosse che esco da sola, senza bimbi e marito, poche, contatissime volte all'anno. E' stato quasi inebriante, anche senza linfa alcolica nelle veneMi sono DIVERTITA, cioè ho riso, mettendomi in coda dietro al cinismo buono di mia sorella e amiche; mi sono distesa -davanti a un piatto esotico e sontuosa fetta di torta triplostratocioccolato-; e mi sono dedicata a un'attività -guardare vetrine illuminate- senza particolare impegno. Proprio come cita il dizionario italiano (un dizionario altrimenti che italiano direbbe cose diverse?). La leggerezza, un po' aspra e velenosa e tagliente, e anche compiacente e comprensiva dei drammi piccoli o grandi di ciascuna di noi - amiche sincere. persone senza sovrastrutture- è rianimante ed irriproducibile in un gruppo misto uomini-donne. Diamo il nostro meglio-consolatorio solo fra simili. I maschi parlano il loro idioma orangu, fatto di tette e tecnicismi. Le femmine volteggiano a piacimento fra grossolanità liberatorie e delicatezze coi tacchi a spillo.
Uscirò di nuovo, presto! Ma non troppo spesso, per non trovarmi a dire, come loro: "la solita cena del cazzo!".
Grazie, amiche, per la giovialità e complicità!  
            

venerdì 16 marzo 2012

via la parrucca

Dopo 21 mesi, torno dalla pettinatrice. Perchè un paio di settimane fa, per l'ennesima volta mi sono data al fai da me e ho partorito, più che un taglio, una parrucca, buttata sul mio cranio. Sono a casa.Mi sono licenziata, dopo un faticoso e assai stressante, logorante anno di lavoro dopo la nascita ravvicinata dei due bambini. La scelta di continuare a lavorare in due (io, anche tre fine settimana su quattro) è stata un completo fallimento familiare. Esauriti moglie (mamma) e marito (papà). Otto mesi del mio stipendio alla tata. Quattro mesi di guadagno, serviti a capire fino in fondo, fino al trabocco dal vaso, che così non si può vivere. 
Adesso non abbiamo più un centesimo per futilità. Ma questa coccola estetica la considero parte della terapia riabilitativa della mia psiche di mamma sull'orlo del baratro.
A questo proposito, mentre aspetto il mio turno,su una rivista da donne leggo un articolo che parla delle donne-mamme che non si sentono adeguate, mai abbastanza. Citati un libro, "L'amore è un'ombra. Perchè tutte le mamme possono essere terribili" di Lella Ravasi Bellocchio- Mondadori , e un film, uscito ora, "E ora parliamo di Kevin".
La tela del destino guida i nostri passi e lascia briciole da raccogliere, o no.   

 

giovedì 15 marzo 2012

cucire, cucinare, cuore

Mi è venuto il sospetto che avessero la stessa etimologia, queste tre parole, vista la presa che hanno su alcune donne.
Non è così.

Cucire ha a che fare con il tenere legato insieme.
Cucinare, con l'effetto del calore al fine di trasformare.
Cuore, con l'atto del sobbalzare.

Legare, trasformare, sobbalzare.

Mi piace pensarla così, allora: donne unite - per la trasformazione - che smuove dentro.

Ho ricominciato ad avvicinarmi al cucito, che praticava mia nonna, bravissima sarta. Le mie mani sono le sue, quando cucio. Io con le unghie corte, lei lunghe. Io con la pelle ancora tirata, anche se poco curata. Lei con  pelle cartacea, ma morbidissima.
Il cucito sembra essere la mia ancora di salvezza, per la seconda volta. E' finita una fase. C'è stato il crollo, il distacco, l'abbandono della terra ferma. Ora mi lascio trasportare dalla corrente con lo stile del morto e mi avvicino a questo gruppo di donne che hanno cominciato a reinsegnarmi lo stare insieme senza obiettivi di produzione, e invece la scoperta di un senso di condivisione che si respira, nella stanza, e ci lega con la stessa pazienza e tolleranza che noi concediamo a noi stesse mentre infiliamo l'ago nel tessuto.