Dopo 21 mesi, torno dalla pettinatrice. Perchè un paio di settimane fa, per l'ennesima volta mi sono data al fai da me e ho partorito, più che un taglio, una parrucca, buttata sul mio cranio. Sono a casa.Mi sono licenziata, dopo un faticoso e assai stressante, logorante anno di lavoro dopo la nascita ravvicinata dei due bambini. La scelta di continuare a lavorare in due (io, anche tre fine settimana su quattro) è stata un completo fallimento familiare. Esauriti moglie (mamma) e marito (papà). Otto mesi del mio stipendio alla tata. Quattro mesi di guadagno, serviti a capire fino in fondo, fino al trabocco dal vaso, che così non si può vivere.
Adesso non abbiamo più un centesimo per futilità. Ma questa coccola estetica la considero parte della terapia riabilitativa della mia psiche di mamma sull'orlo del baratro.
A questo proposito, mentre aspetto il mio turno,su una rivista da donne leggo un articolo che parla delle donne-mamme che non si sentono adeguate, mai abbastanza. Citati un libro, "L'amore è un'ombra. Perchè tutte le mamme possono essere terribili" di Lella Ravasi Bellocchio- Mondadori , e un film, uscito ora, "E ora parliamo di Kevin".
La tela del destino guida i nostri passi e lascia briciole da raccogliere, o no.
