giovedì 15 marzo 2012

cucire, cucinare, cuore

Mi è venuto il sospetto che avessero la stessa etimologia, queste tre parole, vista la presa che hanno su alcune donne.
Non è così.

Cucire ha a che fare con il tenere legato insieme.
Cucinare, con l'effetto del calore al fine di trasformare.
Cuore, con l'atto del sobbalzare.

Legare, trasformare, sobbalzare.

Mi piace pensarla così, allora: donne unite - per la trasformazione - che smuove dentro.

Ho ricominciato ad avvicinarmi al cucito, che praticava mia nonna, bravissima sarta. Le mie mani sono le sue, quando cucio. Io con le unghie corte, lei lunghe. Io con la pelle ancora tirata, anche se poco curata. Lei con  pelle cartacea, ma morbidissima.
Il cucito sembra essere la mia ancora di salvezza, per la seconda volta. E' finita una fase. C'è stato il crollo, il distacco, l'abbandono della terra ferma. Ora mi lascio trasportare dalla corrente con lo stile del morto e mi avvicino a questo gruppo di donne che hanno cominciato a reinsegnarmi lo stare insieme senza obiettivi di produzione, e invece la scoperta di un senso di condivisione che si respira, nella stanza, e ci lega con la stessa pazienza e tolleranza che noi concediamo a noi stesse mentre infiliamo l'ago nel tessuto.    

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